Un terzo del pesce pescato non viene mangiato

Secondo un nuovo report della FAO sullo stato della pesca, il 35% del pesce catturato viene «sprecato»

WhatsApp Share

Secondo l'ultimo rapporto sullo stato della pesca nel mondo, pubblicato dalla FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations), ben un terzo del pescato non arriva mai su un piatto. In pratica, uno scioccante 35% delle catture mondiali viene buttato fuori bordo o marcisce prima di essere mangiato – che banalmente è il motivo per cui viene pescato. Si tratta di un numero che fa riflettere, considerando l'enorme impatto ambientale causato da gran parte della pesca mondiale, così come le molte persone che soffrono per la mancanza di cibo.

La FAO ha lavorato in vari modi per ridurre tali perdite – per esempio introducendo delle rastrelliere per l'essiccazione del pesce che riducevano della metà i rifiuti nel Lago Tanganica in Africa oppure costruendo strutture migliori nell'Oceano Indiano per ridurre le perdite dei granchi del 40% – perché, di fatto, delle opzioni esistono ma non sempre sono facili ed economiche, quindi non tutti i pescatori se le possono permettere.

Altri dati negativi forniti dal report sono che il numero di specie sovrasfruttate è aumentato di tre volte negli ultimi 40 anni e che il cambiamento climatico sta spingendo molte specie fuori dalle calde acque tropicali verso acque più fredde al nord – un problema che aumenta l'insicurezza alimentare poiché quelle che ne stanno perdendo sono proprio le popolazioni umane che tendono a fare affidamento su di esse più.

Il numero di pesci catturati in natura è rimasto sostanzialmente stabile dagli anni '80, afferma il rapporto, ma il pesce d'allevamento rappresenta ora il 53% di tutti i pesci consumati in tutto il mondo e il problema con le coltivazioni ittiche è che sono altamente inefficienti e anche variamente pericolose.

Insomma, dobbiamo cercare di fare quanto in nostro potere per combattere la pesca eccessiva, quella illegale e gli sprechi colossali per evitare di andare a fare inutili danni dove ne facciamo già tanti altri.